Obama e Skype: si puo' fare!
Ha vinto Obama, nero, democratico. Un rivoluzione che, in un mondo che soccombe su se stesso spolverandosi le macerie di dosso come coriandoli di carnevale, urla ai cittadini che abitano questa zolla di fango: SI PUO’ FARE.
Abbarbicati davanti alle TV fino all’alba, abbiamo visto il “nero”, elegante, emozionato, distrutto dalla fatica Barack, che proclamava il suo discorso d’investitura come nuovo Augusto imperatore della nuova speranza democratica di questo gigante bambino che è l’America… ma non solo.
Si aprono le speranze anche per tutti quelli che pensano, come il sottoscritto, che il colore della pelle non è un limite o un confine per le persone d’ingegno. Speranze per quelli che hanno vissuto (e pagato), l’intolleranza e il razzismo (ops! scusate, non si può dire questa parola… ma se preferite lo chiamo Pippo). Speranze per quelli che vivono nel nostro Belpaese e che sono cittadini di serie C perché scappano dai loro paesi per fame e per miseria. Speranze per tutti quelli che vedono il ‘diverso’ come motivo di novità e non di paura.
Obama non ha la bacchetta magica e, lo sappiamo tutti, farà una grande fatica a prendere per mano il suo Paese che solo 40 anni fa non permetteva ad un negro di sedere sull’autobus di fianco ad un bianco. Obama è solo un essere umano che crede in qualcosa e che ha un ideale.
E, in un mondo dove solo il dio denaro conta, questo non è poco.
Una campagna elettorale importante e mediatica, che ha coinvolto emotivamente tutti noi, consapevoli dell’importanza che questo evento avrà sul destino dell’umanità, sull’economia e sulla politica.
Obama ha anche capito qual è l’importanza della Rete e del comunicare su di essa. Centinaia di blogger, social network e, in maniera massiccia, per mobilitare i cittadini al voto, anche Skype come dimostra il video qui sotto.
Barack Obama, suo malgrado, è diventato un’icona del nostro tempo e di un popolo, quello americano, che ha accettato una grande sfida: la tolleranza.
Mr. Pin
Precisando che il motto di Obama non è “Si può fare” bensì “Noi possiamo” che è molto diverso per me!
Quando esce la stabile della 4?
Lo so che il motto di Obama è Noi possiamo ma… io ho scritto volutamente si può fare, nel senso che … alcune cose si possono fare davvero. Per quanto riguarda la versione gold della 4.0, credo ci sia, da qui a breve, un’altra versione intermedia in Beta.
Grazie della tua attenzione
Pin
Belle parole, le tue: ma non prendiamoci in giro! Obama ha sì la pelle scura, ma solo “per caso”. Non è vissuto nella povertà, nella miseria di altre migliaia di persone “colorate”, ma ha avuto alle spalle una famiglia sicuramente danarosa, che ha potuto farlo studiare nelle scuole giuste e frequentare i salotti adatti al successo. In sintesi: non è un “povero tapino” cui la Provvidenza ha elargito, dal nulla, la sua fortuna, ma un predestinato per nascita, ceto e …….. Con tutto ciò, sono d’accordo con te, quando asserisci “si può fare”. Inoltre, oggi come ieri, il razzismo non si trova soltanto verso il colore della pelle, le diverse nazionalità, ma esiste, anche se nascosto, verso il genere femminile: sono una donna che ha vissuto, lavorato, penato, in mezzo ad ambienti maschilisti e, pur essendo stata in grado di fare molto nella sua vita, ha però, in quanto donna, dovuto fermarsi e tirare i remi in barca: faceva troppa ombra ad alcuni maschi dell’ambiente!!! Ciao, e scusa lo sfogo.
Parole d’oro cara, parole d’oro…Dici cose che non possono altro che trovare la mia approvazione. Sta di fatto che Obama è nero e, anche se sono d’accordo su quello che dici sul razzismo e sull’integrazione femminile, per gli USA è certamente una rivoluzione.
Ciao e a presto
aspetta aspetta…
che Obama sia stato sin da piccolo un privilegiato posso anche immaginarmelo
pero’ questo non significa che non possa ” difendere i diritti delle popolazioni di colore” o che non sia mai stato vittima di razzismo
anche perchè caro mio, il razzismo (per il colore della pelle come per la propria sessualità ed altro) non guarda in faccia ai soldi e al denaro..
wow…non so cosa dire